LA MENNULARA
di Simonetta Agnello Hornby
Feltrinelli - 208 pagine - 14,00 Euro
In tutte le pagine di questo libro, solo una volta incontriamo Maria Rosaria Inzerillo, la Mennulara, la protagonista,quella che nessuno può dimenticare (o in molti casi, quella che nessuno riesce a dimenticare).
La incontriamo subito, appena apriamo il libro, alla prima pagina: sta morendo.
Se l'avessimo conosciuta, se avessimo vissuto con lei e nella sua mente come succede nei libri, quando si possono spiare i pensieri dei protagonisti, forse già saremmo distratti dal rammarico o magari perfino dalla gioia per la sua morte: invece di lei non ci viene detto niente, se non quello che sentiamo dagli immediati commenti della famiglia Alfallipe, presso la quale lei aveva lavorato tutta la vita, e poi da tutti gli altri in paese, per giorni e giorni.
La storia parte da qui, dallo sconvolgimento che si abbatte sulla famiglia siciliana degli Alfallipe, quando muore la loro "criata", cameriera, governante, amministratrice, infermiera.
Se all'inizio i ricchi rampolli cercano di reagire con sufficienza alla morte della "serva", presto si trovano a fare i conti con una realtà molto semplice. Non solo la Mennulara era la colonna della loro famiglia, ma loro non possiedono neppure lontanamente l'abilità di amministratriche che aveva dimostrato lei.
Anche da morta, la Mennulara condiziona ancora totalmente le loro vite, è ancora il forte perno intorno al quale ruotano tutte le loro scelte. Cosa significa quel testamento misterioso, bizzarro e sfacciato?
Era davvero ricca più di quanto loro potessero mai pensare? E quei soldi, dove saranno?
E' qui che iniziano le domande, quelle degli Alfallipe che sperano solo che lei anche da morta continui a sostenerli e a prendersi cura di loro, e quelle di tutti gli altri che cercano tutti insieme di capire che tipo di donna fosse mai questa "femmina di panza".
Non c'è alcuna voce a guidarci, a dirci dove sia la verità: al contrario, ci sono tante voci, un coro, un frastuono di voci di Sicilia che, adesso che è morta e solo adesso, inveiscono, le gridano contro, la disprezzano, la maledicono, la disonorano, e poche e solitarie che la difendono invece fino all'ultimo.
Ci sono scampoli di frasi che lei ha detto, azioni che ha fatto e restano tutte da capire, girate e rigirate nelle chiacchiere di paese, e su tutto l'ombra inconciliabile di un signore della mafia che onora questa cameriera analfabeta di una imponente e fugace presenza al suo funerale.
Questo breve romanzo è straordinario in molti sensi. La presenza di un intero coro che fa da voce narrante, una folla di persone che contribuisce, ciascuna col suo minuscolo tassello, a delineare piano piano il ritratto di una donna straordinaria, nel senso più vero del termine: uno splendido giallo di Sicilia, più alla Sciascia che alla Camilleri; una voce chiara e schietta della gente di paese che svergogna gli ipocriti guardandoli bene in faccia, un paese dove esistono ben pochi segreti (ma quei pochi sono segreti di tutto rispetto...).
Si fa fatica a chiamarli personaggi, quelli che abitano questo libro. Al contrario, sono miseri, grandiosi, imperfetti e vivi: sono persone.
di Simonetta Agnello Hornby
Feltrinelli - 208 pagine - 14,00 Euro
In tutte le pagine di questo libro, solo una volta incontriamo Maria Rosaria Inzerillo, la Mennulara, la protagonista,quella che nessuno può dimenticare (o in molti casi, quella che nessuno riesce a dimenticare).
La incontriamo subito, appena apriamo il libro, alla prima pagina: sta morendo.
Se l'avessimo conosciuta, se avessimo vissuto con lei e nella sua mente come succede nei libri, quando si possono spiare i pensieri dei protagonisti, forse già saremmo distratti dal rammarico o magari perfino dalla gioia per la sua morte: invece di lei non ci viene detto niente, se non quello che sentiamo dagli immediati commenti della famiglia Alfallipe, presso la quale lei aveva lavorato tutta la vita, e poi da tutti gli altri in paese, per giorni e giorni.
La storia parte da qui, dallo sconvolgimento che si abbatte sulla famiglia siciliana degli Alfallipe, quando muore la loro "criata", cameriera, governante, amministratrice, infermiera.
Se all'inizio i ricchi rampolli cercano di reagire con sufficienza alla morte della "serva", presto si trovano a fare i conti con una realtà molto semplice. Non solo la Mennulara era la colonna della loro famiglia, ma loro non possiedono neppure lontanamente l'abilità di amministratriche che aveva dimostrato lei.
Anche da morta, la Mennulara condiziona ancora totalmente le loro vite, è ancora il forte perno intorno al quale ruotano tutte le loro scelte. Cosa significa quel testamento misterioso, bizzarro e sfacciato?
Era davvero ricca più di quanto loro potessero mai pensare? E quei soldi, dove saranno?
E' qui che iniziano le domande, quelle degli Alfallipe che sperano solo che lei anche da morta continui a sostenerli e a prendersi cura di loro, e quelle di tutti gli altri che cercano tutti insieme di capire che tipo di donna fosse mai questa "femmina di panza".
Non c'è alcuna voce a guidarci, a dirci dove sia la verità: al contrario, ci sono tante voci, un coro, un frastuono di voci di Sicilia che, adesso che è morta e solo adesso, inveiscono, le gridano contro, la disprezzano, la maledicono, la disonorano, e poche e solitarie che la difendono invece fino all'ultimo.
Ci sono scampoli di frasi che lei ha detto, azioni che ha fatto e restano tutte da capire, girate e rigirate nelle chiacchiere di paese, e su tutto l'ombra inconciliabile di un signore della mafia che onora questa cameriera analfabeta di una imponente e fugace presenza al suo funerale.
Questo breve romanzo è straordinario in molti sensi. La presenza di un intero coro che fa da voce narrante, una folla di persone che contribuisce, ciascuna col suo minuscolo tassello, a delineare piano piano il ritratto di una donna straordinaria, nel senso più vero del termine: uno splendido giallo di Sicilia, più alla Sciascia che alla Camilleri; una voce chiara e schietta della gente di paese che svergogna gli ipocriti guardandoli bene in faccia, un paese dove esistono ben pochi segreti (ma quei pochi sono segreti di tutto rispetto...).
Si fa fatica a chiamarli personaggi, quelli che abitano questo libro. Al contrario, sono miseri, grandiosi, imperfetti e vivi: sono persone.
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