MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE
di Arthur Miller
Einaudi (collana Collezione di teatro) - 111 pagine - 9,80 Euro
Questo non è un libro facile.
Farsi catturare dalla storia di Willy Loman è un attimo: trovarsi incatenati, rivivere le proprie colpe, le proprie speranze, vedere i propri sogni dell'inizio della vita, e vedere poi la strada farsi sempre più stretta e portarteli via, è un istante.
Ma perché?
Questa è la domanda: perché, come, cosa è successo, dov'è l'errore, per cosa stiamo pagando così tanto?
La storia, non un romanzo in realtà ma un copione teatrale, ha per protagonista lui, Willy Loman, il commesso viaggiatore che dopo trentacinque anni di durissimo lavoro decide di chiedere un posto nella sede dell'azienda per concludere gli ultimi anni della sua carriera non più al volante ma finalmente vicino a casa.
Nello stesso momento torna a casa anche il figlio maggiore Biff, dopo aver lavorato come mandriano in Texas, sperando di ricongiungersi finalmente al padre, alla madre e al fratello Happy.
E la morte di Willy inizia qui, con il crollo devastante di questo castello di speranze che costituisce la sua ricchezza.
Willy chiama sé stesso un grand'uomo: si dipinge come un tipo con cui non si scherza, rispettato sul lavoro, con una moglie un po' sciocca ma che lo ama molto, e due figli promettenti che chiama "i suoi campioni".
Evidentemente però non riesce a reggere più questa finzione neppure con sé stesso, dato che incorre in incidenti sempre più sospetti mentre è alla guida,distruggendo auto una dopo l'altra mentre una vocina gli sussurra cosa potrebbero farne i suoi ragazzi di ventimila dollari di premio dell'assicurazione, un vero affare...
E lentamente veniamo a sapere che Happy, venditore come il padre, è semplicemente un donnaiolo ozioso che passa più tempo a crogiolarsi in piscina che a costruirsi un futuro mentre Biff, il promettente campione che deve solo trovare la propria strada, ha trentaquattro anni e non sa fare altro che badare alle vacche.
Eppure almeno lui ama davvero il padre ("un gran signore, un uomo buono, per i suoi ragazzi un leone", lo descrive alle donnine di Happy), così come lo ama Linda, la moglie di Will, che in realtà è molto più acuta di quanto non le accrediti il marito e la cui colpa è quella di non avere il nerbo per imporsi.
Quando Willy si reca in ditta per avanzare la propria richiesta, e nello stesso giorno Biff va da un amico di famiglia che dovrebbe procurargli un posto che gli permetta di stare accanto al padre, la realtà assesta il colpo definitivo al castello di illusioni del commesso viaggiatore.
Biff, che avrebbe dovuto essere accolto a braccia aperte dal vecchio amico, viene fatto aspettare per sei ore e infine cacciato via mentre Will, che chiedeva un aiuto in nome della dedizione all'azienda e della vita di lavoro spesa là dentro, viene invece licenziato nel nome della produttività da un ragazzino arrogante che trent'anni prima aveva tenuto a battesimo.
Eppure forse ci sarebbe ancora una speranza: quando la sera si riuniscono l'amarezza è tale che finalmente Biff spezza la ferrea legge della famiglia, quella che impone di mentire a tutti i costi, senza mai ammettere la propria mediocrità.
Lui, ormai uomo fatto, è disposto a riconoscere i propri limiti: tenta di spiegare al padre che non sarà più il campione che gli riempiva la casa di trofei, ma possono andare avanti lo stesso, col lavoro che lui troverà, e stare finalmente vicini: ma l'abitudine a una vita di menzogne è troppo dura da infrangere per Willy e troppo pericolosa per Happy, che dovrebbe rinunciare alla propria esistenza vuota e vanesia, e in un gioco malato e complice gli chiudono la bocca e lo costringono alla fuga.
Di più non è possibile raccontare senza rovinare il piacere della lettura, ma già da questo si intuisce che la tragedia, il grande dramma di Willy Loman non sono i suoi sogni a volte spropositati, ma l'essere arrivato così vicino a realizzarli eppure continuare a mancarli di un soffio.
Willy voleva l'amore e il rispetto di Biff: lo ha, a piene mani, ma non gli permette di esprimerlo, e si strugge perché è convinto che il figlio lo odi. Voleva un figlio venditore di successo come lui: ha anche questo, ma non ha mai degnato Happy di uno sguardo, perché è da Biff che si aspettava tutto.
Voleva una carriera che gli procurasse soddisfazione, in cui fosse abile: avrebbe potuto avere anche questa, ma l'ha relegata a hobby per la domenica......
Un uomo buono, coi difetti e le piccole crudeltà di ciascun uomo, ma reale e facile da amare: un uomo che non ha saputo mai guardare in faccia la realtà, e che per questo ha pagato il prezzo più alto, riuscendo tuttavia a conservare la propria dignità e il rispetto di chi lo ha amato, come si sente nelle ultime parole della moglie: "Abbiamo pagato tutti i debiti, ora".
Ma Willy questo ormai non potrà saperlo.




